Il principe dei musici

LA SCRITTURA MUSICALE


 Il linguaggio della musica viene attualmente codificato in una forma nota alla maggior parte di noi, almeno minimamente, così che, anche se in pochi sanno leggere una partitura, è comunque abbastanza facile riconoscerla.
La scrittura musicale si è evoluta, esattamente come ogni altra forma di scrittura, per evitare di perdere composizioni che altrimenti avrebbero dovuto essere tramandate oralmente (correndo così il rischio di perderne la massima parte), esattamente come accadde per il linguaggio parlato.

Uno dei primi tentativi di stabilire regole di notazione musicale è dovuto a Guido d'Arezzo (997 - 1050), ed è noto come mano musicale.
Prima di questo periodo, i sistemi di notazione si limitavano ad indicare l'andamento della melodia, gli accenti e poco altro. Questi simboli erano chiamati neumi: essi risalgono all'VII secolo, ed originariamente erano posti sopra il rigo delle parole da cantare.
Il problema è che, mancando il rigo musicale, l'altezza dei suoni era affidata alla memoria ed all'orecchio degli esecutori (questa notazione è detta in campo aperto). 

Col tempo la notazione venne perfezionata aggiungendo un riferimento per l'altezza dei suoni, consistente in una riga rossa che indicava il Fa. Non bastando, si aggiunse alla riga rossa una seconda riga di colore giallo, che indicava il Do. Intorno al 1000 D.C. fu proprio Guido d'Arezzo a portare le linee a tre, ed infine a quattro: nacque così il rigo musicale, detto tetragramma.
    




.

 


Esso presentava ancora le due righe colorate per indicare il Do ed il Fa.
Successivamente, al posto delle righe colorate, venne inserito un simbolo per riferire le note, più precisamente si usava una C per il Do, ed una F per il Fa (erano proprio i nomi usati per le note). Rimaneva, a questo punto, il problema della durata delle note. Per risolverlo, si pensò di rappresentare i suoni lunghi con un simbolo, ed i suoni brevi con un altro: in particolare il punctum (quadratino nero) indicava suoni di durata maggiore del virga (un quadratino con una gambetta).

Nel XIV secolo il francese Philippe de Vitry perfezionò ulteriormente il sistema, arricchendolo di simboli atti a rappresentare diverse lunghezze, e stabilì alcune regole (molto complicate) che formano l'attuale base della scrittura musicale.
Nel Rinascimento la musica cominciò ad uscire dalle chiese, nelle quali era massimamente concentrata, ed in particolare entrò nelle case dei nobili del tempo. Per questo fu necessario progredire nella tecnica notazionale, per rendere le partiture sempre più rispondenti alle intenzioni degli autori. Nel Cinquecento viene definito il rigo musicale come pentagramma, formato cioè da cinque linee