Il principe dei musici

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Esso presentava ancora
le due righe colorate per indicare il Do ed il Fa.
Successivamente, al posto delle righe colorate, venne
inserito un simbolo per riferire le note, più precisamente si usava una C per il
Do, ed una F per il Fa (erano proprio i nomi usati per le note). Rimaneva, a
questo punto, il problema della durata delle note. Per risolverlo, si pensò di
rappresentare i suoni lunghi con un simbolo, ed i suoni brevi con un altro: in
particolare il punctum (quadratino nero) indicava suoni di durata maggiore del
virga (un quadratino con una gambetta).
Nel XIV secolo il francese Philippe de Vitry perfezionò
ulteriormente il sistema, arricchendolo di simboli atti a rappresentare diverse
lunghezze, e stabilì alcune regole (molto complicate) che formano l'attuale base
della scrittura musicale.
Nel Rinascimento la musica
cominciò ad uscire dalle chiese, nelle quali era massimamente concentrata, ed in
particolare entrò nelle case dei nobili del tempo. Per questo fu necessario
progredire nella tecnica notazionale, per rendere le partiture sempre più
rispondenti alle intenzioni degli autori. Nel Cinquecento viene definito il rigo
musicale come pentagramma, formato cioè da cinque linee